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"Per molto tempo mi sono coricato tardi, la sera"

Statement of a Mission - I

Qui si barrisce forbito, gentile visitatore, si ulula alla luna e si abbaia. Di tutto un poco e nulla di troppo, come da insegna.

(inspired by G.Ferrara)

Never Forget

Statement of a Mission -II

"Carpe diem. Seize the day, boys. Make your lives extraordinary"
(Dead Poets Society)

Statement of a Mission -III

"We'll never get caught. We are on a mission from God"
(The Blues Brothers)

Statement of a Mission - IV

"There's only one direction in the faces that I see/ It's upward to the ceiling, where the chambers are said to be./ Like the forest fight for sunlight, that takes root in every tree/ They are pulled up by the magnet, believing that they're free./ The carpet crawlers heed their callers:/ "We've got to get in to get out/ We've got to get in to get out."

(The Carpet Crawlers, by Peter Gabriel & Genesis, 1974)

Statement of a Mission - V

"Prima Venexiani e po' Cristiani"

Serenissimo motto in uso almeno dal XII secolo; oggi suonerebbe: "Prima di tutto Venexiani e poi anche Umani".
(La Serenissima, un caso unico in Europa di libertà ininterrotta per 1000 anni, dal crollo dell'Impero Romano d'Occidente a Napoleone).

Statement of a Mission - VI

"Parcere Subiectis, Debellare Superbos"

(Virgilio, Eneide: Anchise profetizza ad Enea la futura missione del Romanum Imperium)

Statement of a Mission - VII

Che m'importa se Dio esiste! Ne basta il concetto, per dare divinità all'Uomo.

(Ispirato a una frase dai Carnets di A.De Saint.Exupery)

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(Il leader annuncia l'inizio della Haka istigando la sua squadra schierata di fronte agli avversari, e urla:)
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(Anche il leader si volta ora verso gli avversari; tutti scuotono le mani e battono ritmicamente i pugni su braccia, petto e cosce, urlando con ferocia:)
Ka mate Ka mate
Ka ora Ka ora
Ka mate Ka mate
Ka ora Ka ora
Tenei Te Tangata Puhuruhuru
Nana i tiki mai whakawhiti te ra
Ah Upane Ka-Upane
Ah Upane Ka-Upane Whiti te ra
Hiiii!
(la traduzione? Non aggiungerebbe nulla al senso)

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E' qui la festa (Nazionale)?

postato da Abr [06/11/2005 16:28]
foto Torno con ritardo sul 4 di novembre, stimolato (anche) dal bel post di Bourbaki, del quale condivido i ricordi indiretti di guerra da ambo i nonni - incredibili per stenti e dolore, quelli dell'uno con l'Invitta sul Carso; terrificanti e incisi sul suo fisico, quelli dell'altro dalla seconda battaglia della Marna in Francia.

Ma non è sui ricordi (quasi) personali che voglio andare, per adesso.

L'idea è la medesima alla base dell'ottimo post "4 novembre:Festa Nazionale" di Blacknights: abbiamo noi una festa nazionale italiana, un equivalente del 4 di luglio, festa di tutti? La risposta è no: il 25 di aprile, la Festa della Liberazione, è sempre più connotato e usucapito come festa di parte: tante belle truppe pensionate e autobus-portate, adunate da Cgil e Partito, con la loro bandierona rossa, concertisti e cabarettari a pugno chiuso e partigiano portami via.

Il 25 aprile è inoltre nei fatti la "Festa" di una sconfitta; del fascismo, okkei, ma sconfitta rimane: una parte di italiani - i "buoni"- ne schiaccia un'altra - i "cattivi", collaborazionisti e crudeli, grazie al supporto tutto sommato trascurabile sul piano tattico e strategico fornito ai veri vincitori, cioè le potenze Alleate.

Farà il pari con questa, nel senso che risulterà di parte, anche la futura Festa di un'altra sconfitta, quella del Comunismo (oimè, non la sua fine: c'è ancora chi lo vorrebbe "rifondare"...).
E' in previsione per il nove di Novembre, la data in cui la Germania festeggia la riunione post caduta del Muro. In peggio, questa festa soffrirà sempre da un punto di vista della "mobilitazione" nei confronti del 25 aprile: le già citate truppe pensionate meccanizzate, che ancora nutrono il loro inconfessabile livore pro-stalinista, non verranno mobilitate di certo.

A fronte di Feste che dividono, per rinsaldare quel poco di spirito nazionale che ancora soravvive in animazione sospesa, ne avremmo una che ci unisce tutti: il 4 di novembre.
Che NON PUO' essere la festa delle sole Forze Armate. Che in realtà è la festa del sacrificio e della conseguente Vittoria autenticamente popolare: terroni e polentoni uniti a soffrire, sviluppare fratellanza in trincea e finalmente a vincere. Sacrificio che toglie al progetto risorgimentale la connotazione di insieme di eventi elitari e spinte di potere dinastiche, e forgia attraverso il sangue un Popolo e una Nazione.

Il 4 di Novembre è la Festa della Vittoria, è la festa dell'Unità del Paese, altrimenti diviso sia per ideologia che per "piccole patrie" (e non mi si venga a dire che la colpa sarà del federalismo: siamo divisi da tutto e da sempre, ammettiamolo).

Lasciamo pure le feste di parte nello stesso cantuccio: il venticinque aprile col nove di novembre e il venti di settembre (l'altra trascuratissima festa dello Stato Laico che abbatte definitivamente il potere temporale dei Papi: mica c..zzi, ci son voluti più di mille anni e imperatori ed eretici e musulmani; alla fine c'è riuscito un periferico sovrano delle Valli alpine).

"Noi siamo da secoli/calpesti e derisi/ perchè non siam popolo/perchè siam divisi", recita il nostro tanto vituperato Inno Nazionale. Vogliamo continuare a perpetrare questa divisione - e questa immagine di debolezza - anche mediante la simbologia dello Stato, consacrando, dopo la (quasi del tutto) risolta divisione geografica, la nostra irreversibile contrapposizione ideologica interna?

O crediamo di risolvere il probema come farebbero i bambini, cioè negandolo e spostandolo, mediante una acritica adesione a "Europa" intesa non come aggregazione di popoli e patrie, ma come utopistico superamento di esse?
Guardate che nessun altro, ma proprio nessuno, ci segue su quella strada!

Un francese, uno spagnolo, un tedesco, sono e intendono rimanere tali; a noi ci vedono come italiani, terroni mafiosi anche se siamo bresciani o vicentini.
Risolvetevi le vostre magagne in casa prima di osar dire che apparteniamo tutti alla stessa famiglia, paiono dirci col loro malcelato disprezzo; troppo facile dissociarvi dai vostri problemi e portarli in dote "all'Europa", perchè sarebbero problemi "siciliani" e non "lumbard".

Quindi, non nascondiamoci dietro a un dito. L'Italia avrà tanti problemi e tanti difetti, ma non mi scambierei con nessun altro degli Europei nostri vicini; nè coi franzosi ("gli italiani perennemente inc..zzti", come si autodefiniscono) nè con gli slavi (capaci di tutto, anche di auto-annichilirsi) nè tantomeno con gli infidi teutonici ("noi teteschi fare quello che ce piace, e poi dire che stare imbriache", disse un lanzichenecco durante il sacco di Roma).

L'Italia può e deve aiutarsi da sola, con una maggiore spinta, anche "simbolica" verso ciò che unisce. E l'unica festa realmente unificante per tutti gli italiani rimane il 4 di Novembre, festa della Vittoria.

Al nord come al sud: lo può essere anche per i più duri e puri secesiunisti della Lega, ritengo, grazie alla mentalità storica di riferimento per tanti di loro, rappresentatata dagli Alpini.

A destra come a sinistra: lo può essere per il più internazionalista dei pensionati nostalgici stalinisti Cgil, perchè quella fu la guerra del sacrificio popolare del tutto assimilabile alla "Grande guerra patriottica" come i russi chiamano la seconda guerra mondiale, per liberare i fratelli oppressi e per concludere la lotta secolare all'Impero.
Sempre dall'Inno: "..Già l'Aquila d'Austria/ le penne ha perdute./ Il sangue d'Italia,/il sangue Polacco,/ bevé, col cosacco,/ma il cor le bruciò". Mica c..zzi!

Insomma: il 4 di novembre, è qui la vera Festa Nazionale, da restituire restaurata al più presto di tutto il suo significato simbolico agli Italiani.


(nella figura: Toti scaglia la famosa stampella, 1916, La Domenica Del Corriere)
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